La sfida: tutto chiavi in mano. Una linea di produzione da più di 20 milioni dall’Italia a Shanghai. Nel bel mezzo della pandemia.

“Prima di iniziare l’intervista, vorrei specificare che parleremo di una vera sfida. Non una qualsiasi, che aziende leader del trasporto internazionale come Alisped affrontano praticamente ogni giorno. Parleremo di un progetto chiavi in mano dall’Italia a Shanghai da portare avanti nel peggior momento possibile, della gestione di una linea di produzione da più di venti milioni, con dimensioni considerevoli e parti molto delicate. Se tutto ciò è chiaro, possiamo iniziare”.

L’intervista a una delle figure più determinate del settore commerciale di Alisped può iniziare. Lei è Giulia Baroncelli e la sfida di cui parla sembra aver modificato la sua prospettiva del lavoro e persino del tempo. Infatti, nel dicembre del 2019 Alisped ricevette un ordine molto speciale da un cliente, che includeva lo smontaggio, l’imballaggio con materiali specifici, la spedizione via mare e il rimontaggio della linea  di 100 metri, innovativa, delicata e costosa, per la produzione di motori elettrici.

“Il concetto era: tutto chiavi in mano. Significa che il cliente, una volta approvato il progetto, non deve più preoccuparsi di niente, ci occupiamo noi di ogni singolo aspetto. Ma oltre a ciò, dovevamo coordinare un team allargato composto da vari partners, tutti indispensabili. Devo aprire una parentesi e dire che la parte di coordinamento e comunicazione è risultata in un arricchimento personale e professionale di cui faccio tesoro. Era il 4 marzo 2020 quando il cliente approvò il progetto. L’8 di marzo, il mondo si è fermato a causa della pandemia. Ma noi dovevamo assolutamente andare avanti”.

Il mondo del lavoro è cambiato molto da allora, ma Alisped non ha mai interrotto il proprio servizio di spedizioni nazionali e internazionali.

“Eravamo piuttosto determinati a non arrenderci, ma per farlo, per mettere in pratica il progetto chiavi in mano, abbiamo dovuto reinventarci. I cosiddetti punti fermi del nostro lavoro non erano più così fermi: nessuno rispondeva al telefono, le commissioni sarebbero state rispettate? Non potevamo essere sicuri di niente. Inoltre, purtroppo abbiamo dovuto sostituire alcune collaborazioni in corso d’opera per motivi sanitari – il che significava un cambio gestione, ricominciare da capo, riorganizzare. Ma tutti i partners sono stati semplicemente fondamentali, disponibili e pazienti. Bisogna aggiungere sempre il fattore umano a un progetto”.

Parlando proprio della componente umana, arrivata in Cina, Giulia si è trovata a vivere la situazione apocalittica dovuta alla pandemia e la quarantena, mentre doveva continuare a tenere tutto sotto controllo: la spedizione via mare, lo scarico merce e così via.

“La presenza di una persona che avesse seguito il progetto fin dall’inizio era fondamentale. In casi come questo, quando ti occupi di una linea di produzione da più di 20 milioni, con componenti molto delicate, non puoi rischiare di non avere tutto sotto controllo, h24. E di nuovo, la componente umana si è dimostrata essenziale: ho lavorato fianco a fianco con l’ufficio Alisped a Shanghai sia durante la quarantena che sul posto, a Shanghai appunto. Specialmente durante la fase di rimontaggio, era davvero questione di millimetri. Sì, è stata proprio un’avventura!”

Giulia è particolarmente fiera di essere stata parte di “qualcosa di buono”, come lei stessa descrive il progetto. “Ovviamente fai il tuo dovere al meglio perché sei una professionista che lavora per un’azienda di alto livello. Ma il tutto ha ancora più valore quando il progetto in questione sposa una causa nobile. In questo caso, la linea di cui ci siamo occupati serve a produrre motori elettrici, perciò stiamo parlando di sostenibilità e attenzione per l’ambiente, una causa per cui Alisped, come altre aziende, si impegna quotidianamente. È stato un plus: ho avuto la sensazione di contribuire, in qualche modo, a un futuro migliore, più sostenibile”.

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